Oggi, 17 febbraio, il Brindisi vede il proprio cammino verso i play out compromesso. Dopo il 2-2 contro il Costa D’Amalfi i biancazzurri hanno recriminato degli arbitraggi non proprio adeguati nei loro confronti. Ma è per questo che il club si ritrova ultimo?
Torti ed errori arbitrali? Sì, ma no.
Il Brindisi pareggia, facendosi rimontare di due reti, in superiorità numerica, contro il Costa D’Amalfi, vedendo una già difficile salvezza complicarsi ancor di più. Così, il presidente Giuseppe Roma decide di rompere il silenzio attraverso un comunicato stampa. “Abbiamo accettato di giocare questa stagione con una zavorra di 14 punti per colpe non nostre – si legge – e nonostante questo, abbiamo lottato con dignità per rimettere in carreggiata il nostro campionato. Tuttavia, oltre alle difficoltà oggettive, ci siamo trovati più volte a dover fare i conti con decisioni arbitrali che ci hanno sottratto punti preziosi. Anche ieri, la qualità della direzione di gara ha lasciato molto a desiderare e non possiamo restare in silenzio di fronte a episodi che compromettono la regolarità della competizione“. Insomma, il presidente ha sottolineato come i torti arbitrali abbiano condizionato il cammino sportivo del Brindisi. Sì, è vero. Il Brindisi ha subito dei torti arbitrali, esattamente come sono stati subiti dalle altre 17 squadre che compongono il girone H di Serie D. Il Brindisi, però, non ha subito torti nel pareggio contro il Gravina, così come non ne ha subiti nelle sconfitte contro Acerrana e Francavilla FC. Insomma: se il Brindisi ha perso punti importanti non è di certo colpa della classe arbitrale. In Serie D, poi, gli errori della terna arbitrale sono, purtroppo, all’ordine del giorno. Ma così come lo sono per il Brindisi lo sono per le sue avversarie. C’è, però, un modo per bypassare gli errori del direttore di gara: essere più forti anche di quello. O, altrimenti, evitare di farsi recuperare un doppio vantaggio, soprattutto se in superiorità numerica.
Il Brindisi è ultimo per quello che ha fatto in estate.
Era il 24 giugno scorso quando a Brindisi si è vissuto una sorta di “liberation day”. Dopo mesi di sofferenza causati dalla gestione fallimentare della famiglia Arigliano, una cordata ha rilevato le quote societarie del club salvandolo di fatto dal fallimento. Giuseppe Roma, Marco Dova e Damiano Pozzessere salvarono il Brindisi da “morte” certa, formando un nuovo gruppo dirigenziale che, di lì a poco, avrebbe iniziato la costruzione del Brindisi Football Club 24/25. Iniziarono, ovviamente, con uno dei ruoli più importanti, quello del direttore generale. A Brindisi arrivò quindi Andrea Gianni, noto ed esperto direttore generale, che sin da subito si mise alla ricerca di una guida tecnica adeguata. La sua scelta ricadde su Alessandro Monticciolo, tecnico che era stato esonerato nelle ultime due stagioni passate da allenatore. Gianni incominciò, quindi, ad accontentare le richieste di mercato del tecnico, assumendo quasi il ruolo di direttore sportivo. Benjamin Mokulu, Ciro Lucchese, Matteo Montinaro, Michele Collocolo, Giovanni Riefolo, Francesco Marcheggiani: questi solo alcuni dei calciatori richiesti da Monticciolo, arrivati con il benestare del dg Gianni. La squadra, quindi, venne creata ad immagine e somiglianza del tecnico ex Gelbison. Sin da subito, però, i più attenti notarono i tanti errori fatti nella costruzione di quella squadra. In primis le “coppie under”. Il Brindisi non ne aveva e non è dato sapere se per scelta del tecnico o per disattenzione di chi era incaricato a costruire la squadra. Fatto sta che il Brindisi iniziò il campionato senza le proprie coppie di under. Poi gli over: tanti giocatori esperti, forse anche troppo, ma nessun top per la categoria. Attacco affidato a Mokulu e Marcheggiani, giocatori che nella stagione precedente avevano realizzato, in totale sommati tra loro, 7 gol. Troppo pochi per affidargli le chiavi del reparto offensivo di una squadra che, a causa del -14, avrebbe dovuto essere competitiva tanto quanto quelle che adesso sono in zona play off. Insomma: il fallimento era annunciato.
Le (circa) 50 operazioni di mercato, la rivoluzione della rosa. Quanto spreco!
La dirigenza si è quindi ritrovata a dover fare i conti con le proprie scelte e i propri errori. Il 24 settembre scorso, infatti, sulla panchina del Brindisi arrivò Nicola Ragno dopo che il suo predecessore aveva realizzato 2 sconfitte e 1 pareggio nelle prime 3 gare della stagione. Il tecnico chiese subito di poter gestire il mercato, diventando una sorta di allenatore-ds. Il Brindisi accettò e iniziò a rivoluzionare la propria rosa. Subito dentro Andrea Bottalico, Giorgio Viti e Luìs Hernaiz. Poi l’arrivo di Luca Canale, Vilson Nikolli e Vincenzo Rana. Successivamente gli arrivi di Calogero Taormina e Bruno Conti. Insomma, il Brindisi cercò in ogni modo di rimediare ai propri errori, in parte peggiorandoli. La società formata da Dova, Roma e Pozzessere, infatti, per salvare il Brindisi spese tanti, tantissimi soldi. Esattamente come ne spese altrettanti per costruire in estate una rosa che, purtroppo, si è rivelata non all’altezza di un campionato estremamente competitivo. Nel cercare di salvare il salvabile, però, a Brindisi arrivarono dei giocatori che mai trovarono l’esordio in maglia biancazzurra o che, come Bottalico, andarono via dopo poco. Però i giocatori, anche se non scendono in campo, vanno pagati. Così come vanno pagati i loro procuratori. Il Brindisi ha acquistato, durante il corso di questa stagione, circa 50 giocatori. Molti di questi non hanno mai visto il campo. Probabilmente, però, i loro procuratori sono stati pagati e se si ipotizzasse una commissione di mille euro ad operazione si arriverebbe tranquillamente a circa 50.000 euro più sprecati che spesi (senza contare gli eventuali accordi per le rescissioni contrattuali). Questo però non è certo: il club potrebbe essere riuscito a limare le spese in questione o, nella più rosea delle ipotesi, ad azzerarle. Ciò che è certo è che il mercato è stato fatto male, malissimo e molti dei giocatori presi per cercare di salvare il salvabile si sono rivelati inutili, facendo sprecare importanti risorse al club adriatico. Club che, infatti, nel mese di gennaio ha visto il proprio budget diminuire vertiginosamente e che ha dovuto accontentarsi di soli 4 innesti, per giunta under: Nikita Martinenko, Habtamu Gasti, Giuseppe Venanzio e Niccolò Della Pina.
Ma allora perché il Brindisi è ultimo?
Il Brindisi è ultimo perché ha mancato di progettazione. A giugno, a passaggio di quote delineato, si sarebbe dovuto subito puntare ad un direttore sportivo esperto, che conoscesse bene girone e categoria. Da lì, affidare la panchina ad un allenatore con tanta esperienza maturata nel girone H di Serie D, come Ragno. Successivamente si sarebbe dovuto costruire una rosa forte almeno tanto come quella attuale, soprattutto senza lasciarsi andare ad acquisti inutili che hanno rappresentato uno spreco dannoso alle casse del club. Insomma: gli errori arbitrali esistono, ma non è per questo che il Brindisi è ultimo.

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