Quanti sono 714 giorni? Un anno, 11 mesi e poco più. Tanto quanto è bastato ai tifosi brindisini per toccare il cielo con un dito, per poi sprofondare all’inferno senza neanche passare dal purgatorio.

“Rete, rete, rete. Il Brindisi è in vantaggio! Il Brindisi è in vantaggio! Il Brindisi è in vantaggio!”

È il 30 aprile 2023. Il Fanuzzi è pieno fino all’orlo, è il giorno di Brindisi-Cavese. Il Brindisi si gioca, alla penultima giornata, uno scontro che se conquistato consentirebbe ai biancazzurri di raggiungere proprio la Cavese al vertice della classifica, con solo un’altra partita da giocare. Al 67′, il Fanuzzi trema. Calcio d’angolo per il Brindisi, un difensore cavese colpisce la palla di testa facendola finire dalle parti di Alex Sirri. Stop di coscia destra, tiro al volo di sinistro. È rete. Il Fanuzzi esplode, il boato riecheggia. Dopo una stagione passata ad inseguire i campani, i biancazzurri sono, finalmente, al primo posto. Anche se a pari merito con i blufoncé. Si potrebbe decidere tutto all’ultima giornata, ma la Cavese asfalta la Nocerina e il Brindisi sbriga facilmente la pratica Gladiator. È spareggio.

Il 14 maggio, l’esodo di Vibo Valentia, i gol, la festa, la terza serie dopo 33 anni.

A Brindisi, il 14 maggio del 2023, il pensiero è solo uno: lo spareggio tra Brindisi e Cavese. Si gioca alle 16:00 a Vibo Valentia, dopo giorni interminabili in cui trovare uno stadio sembrava quasi impossibile. Ai brindisini vengono riservati circa 1500 biglietti che vengono polverizzati nel giro di poche ore. Da Brindisi quella mattina parte una carovana di macchine piene zeppe di brindisini, che sognano di tornare in terza serie dopo 33 anni. La gara è calda sia fuori che dentro dal campo. Fuori, anche un po’ troppo, con i tifosi della Cavese che lanciano di tutto in campo dopo il secondo gol del Brindisi. Al gol di Foggia risponde Felleca che sigla il 3-1. È Serie C. Il Brindisi torna in terza serie dopo 33 anni. Al ritorno da Vibo la squadra è attesa da migliaia di tifosi festanti per le vie del centro cittadino: a Brindisi sembra di stare in paradiso. Nessuno si sarebbe aspettato che quello sarebbe stato l’inizio della fine.

La fideiussione, lo stadio, la C mutilata, il quasi fallimento.

Sin da prima dell’iscrizione in C è chiaro che qualcosa non va. Il Brindisi ha dei problemi con la fideiussione. Senza, dovrà rinunciare al campionato. Eppure, tutto viene risolto. Il presidente Daniele Arigliano ironizza in conferenza stampa su chi solleva dei dubbi su quanto successo. Tutto sembra tranquillo, il Brindisi riconferma Ciro Danucci e mette in piedi una squadra di tutto rispetto. Resta la questione stadio. Il Fanuzzi deve subire un profondo restyling prima di essere omologato in C. I lavori che interessano il terreno di gioco procedono a rilento e ad ottobre, a pochi giorni da Brindisi-Juve Stabia, nessuno sa se i biancazzurri riusciranno a fare contro i campani il proprio esordio tra le mura amiche. Ci riuscirà. Dopo poco, però, qualcosa si rompe. La squadra che nelle prime uscite era sembrata adatta a disputare un tranquillo campionato di Serie C, smette di girare. È black out. I tifosi vogliono un cambio alla guida della panchina. Alla fine Ciro Danucci viene esonerato e al suo posto arriva Giorgio Roselli. Nel mentre anche il direttore generale Pierluigi Valentini va via. La situazione però non cambia. Ormai è chiaro a tutti: ci sono difficoltà economiche. La società a febbraio esce allo scoperto, dopo che la retrocessione appare ormai scontata. Si cercano degli acquirenti. Nel mentre gli stipendi non vengono pagati e ai biancazzurri vengono inflitti 12 punti di penalizzazione da scontare nella stagione seguente, la 24/25. A fine stagione il Brindisi sarà retrocesso da fanalino di coda. I tifosi non hanno mai davvero assaporato il ritorno in Serie C, fatto di umiliazioni continue. La C dei tifosi brindisini è stata mutilata. Solo il 24 giugno la luce: Giuseppe Roma, Marco Dova e Damiano Pozzessere rilevano le quote del Brindisi, salvandolo da un fallimento ormai certo.

La ripartenza, la politica, Lotito, Monticciolo, Mokulu, Ragno, Rajkovic: l’inferno dell’Eccellenza.

Il Brindisi riparte quindi con entusiasmo. La mano della politica nella triade composta da Giuseppe Roma, Marco Dova e Damiano Pozzessere è evidente e neanche si nasconde. I tre vengono riuniti da un noto politico del territorio, interessato nel salvare il Brindisi. Alla presentazione della società e dello staff tecnico viene annunciata una partnership con la Lazio e un’amichevole con la sua squadra Primavera. Il nome di Claudio Lotito aleggia nell’area come una presenza paranormale. Difatti non si è mai palesato. La panchina viene affidata ad Alessandro Monticciolo, che insieme al direttore generale Andrea Gianni costruisce la squadra. Le cose non vanno e il tecnico viene esonerato dopo la terza di campionato. Al suo posto Nicola Ragno che rivoluziona la rosa. Il Brindisi, però, è discontinuo e alterna prestazioni importanti a debacle clamorose. I 12 punti di penalizzazione, diventati 14, pesano. I biancazzurri pagano l’aver avuto una rosa inadatta per gran parte della stagione. A Manfredonia l’uomo in cui i tifosi riponevano le proprie speranze, Marko Rajkovic, si fa espellere sul doppio vantaggio biancazzurro. A fine partita è 2-2. Il Brindisi è retrocesso dopo 714 giorni dal ritorno in Serie C. Dopo aver solo sfiorato il paradiso, il Brindisi è di nuovo nell’inferno dei campi polverosi di provincia. I tifosi sono davanti all’ennesima delusione.

Quanti sono 714 giorni? Tanti.

Cosa sono 714 giorni per i tifosi brindisini? Un calvario che una piazza come Brindisi non merita di vivere.

Mai più.

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